Le Pen

Io non sono Charlie ma soprattutto non sto con Salvini

10929923_10204859234794437_5357544460614851046_n A tre giorni dall’attentato di Parigi, su Charlie Hebdo si è detto quasi tutto. Dopo la condanna e il cordoglio si sono aperti voragini di dibattiti sulla natura della satira e i suoi limiti, sul rispetto e la solidarietà, sul terrorismo, sull’islamofobia. Si è parlato tanto del confine tra satira e offesa, si è ripercorsa la storia del Charlie per farne uscire elogi e critiche; il mondo dei social media si è spaccato in due fra chi ha sbandierato senza esitazione un fiero “Je suis Charlie” (alcuni pur senza averlo mai letto; altri per dovere, soprattutto nei paesi arabi, perché chi non ha la foto profilo nera è un islamista salafita, tutti gli altri come sempre per seguire la moda), e chi ha ribattuto con uno sfacciato “Je ne suis pas Charlie” (alcuni perché nonostante la condanna dell’attentato, non sono d’accordo con la linea editoriale del giornale; altri perché non vogliono sfilare al fianco dell’ipocrisia occidentale di lepenisti e sostenitori della gauche-chic di Hollande, tutti gli altri come sempre per fare i bastian contrari). Un paio, a mio parere i più saggi, hanno invece diffuso lo slogan creato dallo scrittore di origine libanese Dyab Abou Jahjah :“Je ne suis pas Charlie, Je suis Ahmed” – “Io non sono Charlie, sono Ahmed, il poliziotto ucciso. Charlie ridicolizzava la mia fede e sono morto difendendo il suo diritto di farlo”, mettendo così in luce la contrapposizione tra il terrorista islamico e la vittima musulmana. Ora, a mio parere, uccisi i presunti terroristi ed elaborato il lutto, condannato o redento che sia il Charlie Hebdo, è giunto il momento di volgere lo sguardo ad un secondo attentato scaturito dal primo: quello che si sta compiendo sui talk show, sui giornali e sui social media ad opera della destra radicale europea, che cavalca l’onda della paura e ne approfitta per aumentare le proprie schiere di pecore con il solito discorso islamofobo e razzista. In Francia Le Pen chiede la pena di morte e in Italia Salvini parla di “tentativo di occupare l’Europa” e si dedica alla composizione di rime baciate del tipo “con la coppia Renzi-Alfano, se la ride l’estremista musulmano”; lo si vede dappertutto in televisione e fa comizi a non finire in piazze gremite di gente. Secondo Cacciari, se le elezioni fossero domani la Lega e il Front National prenderebbero una valanga di voti. E’ evidente che questa strage è stata servita su un piatto d’argento ai partiti di estrema destra che se ne servono per alimentare la paura e la rabbia del popolo affamato di capri espiatori. Basti pensare che quando io e un’amica abbiamo provato a commentare un post di Salvini su Facebook, in meno di cinque minuti siamo state attaccate dai suoi migliaia di fan con dei calorosi “ammazzati”, “strangolati”e “vai ad offrirti come moglie ai combattenti Isis” (???). Un’aggressività contraddittoria se consideriamo che viene da parte di persone che in teoria si stanno pronunciando contro la violenza e in favore della libertà d’espressione. Persone che, non dimentichiamoci, prima o poi vanno a votare.

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Vignetta di Carlos Latuff

Continuo. Questa mattina in un editoriale del Corriere della Sera Piero Ostellino ha scritto:

Le patetiche invocazioni al dialogo, alla reciproca comprensione che si elevano da ogni chiacchierata televisiva, da ogni articolo di giornale, sono figlie di un buonismo retorico, politicamente corretto, incapace di guardare alla «realtà effettuale» con onestà intellettuale. […] Che piaccia o no al buonismo, siamo diversi. È inutile nascondersi dietro il dito di un universalismo di facciata che non regge alla prova della logica e della storia. Siamo anche migliori, avendo noi conosciuto, e praticato da alcuni secoli — a differenza di loro che sono, e vogliono restare, una teocrazia — la separazione della religione dalla politica. Pur con tutti i nostri limiti, pratichiamo l’insegnamento dell’Illuminismo e siamo entrati da tempo nella Modernità, mentre loro ne sono ancora fuori e non danno neppure segno di volerci entrare. Viviamo in regimi che praticano la tolleranza nei confronti di chi non la pensa allo stesso nostro modo o professa una religione diversa dalla nostra; siamo società che, per dirla con Isaiah Berlin, professano e rispettano la «pluralità di valori». Chi non la pensa come noi, non è considerato e trattato come un nemico. Loro ci considerano «infedeli» rispetto alle loro convinzioni e alla loro prassi; un nemico da sterminare come hanno fatto nei confronti della redazione del settimanale satirico parigino il cui torto era di aver fatto dell’ironia sul loro credo. Per noi, gli islamici sono gente che la pensa in un modo diverso. Da figlio del Cristianesimo e del liberalismo mi chiedo come si possano uccidere uomini e donne in nome del proprio dio. Il criminale che torna sui suoi passi per finire un agente ferito e a terra è una bestia, con tutto il rispetto per gli animali. Le nostre reciproche culture sono inconciliabili ed è persino ridicolo auspicare che ci si possa incontrare almeno a metà strada. Dovremo convivere, sapendo che ci vorrebbero colonizzare e dominare attraverso quel «cavallo di Troia» che è l’immigrazione e che noi stessi incoraggiamo. Lo ripeto. Non siamo noi che dobbiamo riscoprire le nostre radici. Sono loro che devono rinunciare alle loro. Sempre che vogliano convivere pacificamente. Cosa di cui dubito.

Le assurdità di questo articolo traboccante di ignoranza sono troppe perché io le possa esporre una ad una,  eppure esso riflette una linea di pensiero che sta prendendo sempre più piede: quella dell’inevitabile scontro di civiltà tra l’Illuminismo occidentale e le barbarie medievali dell’Oriente islamico, a cui bisogna porre rimedio costruendo altissimi muri di cemento intorno alla nostra penisola di civiltà per lasciar fuori gli Islamici assetati di sangue infedele. Una ricerca del Pew Institute condotta a maggio di quest’anno rivela che l’Italia è il paese europeo più ostile ai Musulmani, con il 63% degli intervistati dichiaratasi contrari alla loro presenza. Ieri Giovanna Tedde, delegata alla Cultura e alle Politiche Giovanili della giunta di Bonrova, ha invitato gli Islamici “a morire tutti ammazzati”, augurandosi uno sterminio simile all’Olocausto per i Musulmani. In Veneto invece la più diplomatica Elena Donazzan, assessore all’Istuzione, ha inviato una circolare alle scuole chiedendo agli studenti musulmani e i loro genitori di condannare pubblicamente l’attentato di Parigi per distinguersi dai terroristi, “Perché se hanno deciso di venire a vivere in Europa, in Italia, in Veneto, devono sapere che sono accolti in una civiltà con principi e valori”. Lo stesso ha fatto Salvini, il quale ha ripetutamente chiesto ai Musulmani “moderati” di condannare l’accaduto, ribadendo che solo in nome di Maometto nel mondo si uccide. Ma quando gli è stato fatto notare che nell’estate del 2011 a Utoya, Breivik uccise 77 persone in nome della cristianità, non è stato in grado di rispondere. A nessun Cristiano in Europa è stato chiesto di condannare l’attentato di Breivik perchè il crimine è stato subito de-politicizzato e l’attentatore giudicato un malato mentale, mentre quando un Musulmano spara sono i bambini musulmani veneti a dover chiedere scusa. Questo mi fa pensare che le idee che abbiamo di “terrorismo” e di “responsabilità” siano alquanto relative al nostro ambiente culturale e per niente universali. Non abbiamo ad esempio condannato Israele di terrorismo per i 17 giornalisti uccisi quest’estate a Gaza. Allo stesso modo, quando nel 1994 Baruch Goldstein entrò nella moschea di Hebron e uccise 29 persone, si parlò di un fanatico ebreo, ma non venne chiesto a tutti gli Ebrei del mondo di condannare l’attentato e di dissociarsi da lui per non essere ritenuti terroristi. Credo che la parola terrorismo non sia nemmeno emersa. Ha detto bene Karim Metref nella lettera aperta intitolata “Io non mi dissocio”: “Loro creano mostri e poi, quando gli si rivoltano contro, noi dobbiamo chiedere scusa, dissociarci e farci piccoli”. Ebbene si, perché a creare questi mostri ha contribuito anche l’Europa che poi viene attaccata, e noi non possiamo continuare a vivere nell’illusione che nessuno vada a scavare nella storia per capire da dove viene questo terrorismo. In questi tre giorni, ogni testata e ogni programma TV ha replicato senza sosta gli stessi dati: chi erano gli assassini, chi hanno ucciso, dove, quando e con quali armi, ma nessuno ha mai menzionato il perché. Perché lo hanno fatto? Quali sono le cause profonde di questo terrorismo, al di là delle vignette satiriche? Se si vuole far qualcosa per fermare questa follia bisogna capire il contesto in cui si è creata. Diversi giornali hanno descritto l’attentato al Charlie Hebdo come “il più grande terrore che abbia mai conosciuto la Francia”, ma quando si prova a cercare “massacro di Parigi” su Google il primo risultato è un’altro: Ottobre 1961, quando la polizia uccise (ora è chiaro, nonostante il lunghissimo segreto di stato) 600 manifestanti che protestavano contro l’occupazione francese dell’Algeria. Li picchiarono a morte e li gettarono nella Senna. Il capo della polizia e supervisore della sicurezza pubblica responsabile dell’operazione di repressione era Maurice Papon, che 40 anni dopo fu condannato per crimini contro l’umanità sotto il regime fascista di Vichy.

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“Qui anneghiamo gli Algerini”, graffiti lungo la Senna in ricordo del massacro del 1961

L’occupazione dell’Algeria durò 132 anni, più di un secolo in cui l’Algeria e il suo popolo vennero silenziosamente mutilati. I Francesi costruivano case e castelli per i coloni e convertivano le moschee in chiese. Eppure, nel 2005 il Parlamento francese votò una legge che impose alle scuole di insegnare il ruolo positivo del colonialismo in Africa. I due terroristi catturati ieri erano di origini algerine e uno di loro, Chérif Kouachi, era già stato in prigione per aver arruolato volontari francesi per combattere le truppe statunitensi in Iraq. Al tempo del processo aveva detto alla corte di essere stato spinto ad andare a combattere dalle immagini delle atrocità commesse dai soldati americani nella prigione di Abu Ghraib. A quanto pare, i fratelli Kouachi facevano parte di una branca di al-Qaida, da cui Said Kouachi era stato addestrato in Yemen. A questo proposito, in un’intervista riguardo alla strage di Parigi,  il politologo francese Gilbert Achcar ha fatto notare come i ruoli di vittima e carnefice in ambito di terrorismo non siano mai così distinti. L’Occidente e in particolare gli Stati Uniti non hanno mai rifiutato l’aiuto del Wahhabismo, l’Islam più radicale e fanatico e dottrina religiosa dell’Arabia Saudita, nella lotta all’occupazione sovietica dell’Afghanistan, e durante tutto il corso degli anni ’50, ’60 e ’70 sono stati gli Stati Uniti ad approfittare di gruppi ispirati all’Islam radicale per contrastare l’insorgere di qualsiasi movimento progressista e di sinistra nella regione del Medio Oriente. E poi, il ruolo dei servizi segreti statunitensi nell’addestramento e l’armamento di al-Qaida ve lo risparmio perché lo sapete già. Insomma, chi di spada ferisce di spada perisce. Ad ultimo, l’attentato al Charlie Hebdo è un’orrore che non ha giustificazioni, ma è bene che chi sta strumentalizzando questo fatto per la lotta all’Islam e agli immigrati sappia qual è il contesto storico, politico e sociale che ha favorito la nascita di una tale rabbia incontrollata, e che sia cosciente che la violenza produce solo altra violenza: così come le guerre in Iraq e Afghanistan, il sostegno ai crimini commessi in Palestina, le leggi razziste e la società ostile e islamofoba sono un’elemento chiave nella nascita del terrorismo, la nuova “Guerra al terrore” che ha appena invocato Hollande e che reclama anche Gasparri non farà altro che esacerbare i sentimenti di oppressione che hanno reso due giovani franco-algerini due killer, e che ne creeranno altri. Forse, mi permetto di dirlo, non ha aiutato neanche l’accanimento anti-islamico del Charlie Hebdo, che secondo molti da tempo aveva perso il suo originario carattere di brillante giornale di satira contro ogni forma di potere e si era ripiegato sulla ridicolizzazione estrema e cattiva non solo dei potenti ma anche dei credenti. Quel che è certo è che le invettive e le riforme antirazziste reclamate da Salvini e da Le Pen non serviranno a liberare l’Europa dal fondamentalismo islamico, semmai ne creeranno di più. Per questo, di fronte a questi nuovi attacchi razzisti all’Islam, agli immigrati all’intelligenza, crediamo che sia necessario agire per far si che la difesa dal terrorismo non si confonda con la repressione della libertà e della democrazia. Dobbiamo fare sentire la voce degli Italiani che si oppongono alla falsa logica dello “scontro di civiltà”, che non si lasciano dividere e sopraffare da quello che in realtà è uno “scontro fra barbarie” da cui ne usciamo tutti egualmente vittime. In un’Italia fragile dove chi grida più forte ha più seguaci, non possiamo permetterci il lusso di soprassedere all’insurrezione contro chi strumentalizza una tragedia per fomentare altro odio. Le idee xenofobe di Salvini non devono passare; non lasciamo che le parole di oggi diventino le pallottole del domani. Salvini, tu non parli per noi, te lo vogliamo dire forte e chiaro. E chi di voi è d’accordo, può farci un segno e mandarci una foto. Chissà che non riusciamo a convertirne qualcuno. #Salvininotinmyname (l’idea è di Andreea Diana Pop, potete mandare le vostre foto su Facebook a me o a lei ) 10904689_10205738165441879_307387427_n  10928712_10204759464939722_1073378198_n10904021_10205993356136475_840966914_n  10921718_1027016337315661_1096679183_n10906531_10204859234114420_5193305571158686656_n10906008_581446681987125_7028502613075015737_n  10929934_10204859236354476_2995146754519447337_n1505442_10205695596974036_1157043906017057091_n10899721_10206017264655648_1921098415_n10913585_10204976002071391_1902052317_n10926210_10205920309549796_3245572985850260631_n10922598_10204859232394377_6149863083896067898_n10492576_10204859232954391_148537197452163866_n    10928114_10152496634335974_1759850358_n  10929004_10204859233674409_5826983052961943189_n10899635_10203638252617918_1656600452_n10877728_10205982309976828_1176748167_n10921905_988325177862157_245795749_n10392410_10206099825803315_6464011010108793776_n10921931_10206003171021841_1806324139_n10921988_10204473350566719_273846072_n10866735_922066774471431_2050886983_n10928092_922305274447581_1054182748_n10928089_10205466890942107_2053713305_n

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